Se mai ce ne fosse stato il dubbio, ed in verità in molti ciò si è insinuato ma per motivi diversi e con modalità variegate, ciò che si è vissuto a Torino, sabato 17 aprile scorso, ne ha di fatto fugato l’esistenza, almeno nei presenti. Certo l’occasione era certamente da richiamo; ma il rischio che una presenza non significativa potesse risultare, perchè no inutile nascorderselo, demotivante per la realtà confraternale piemontese, che in primis ne era direttamente interessata, ma certamente ancor più in quanti del FOGC avevano scommesso su questo evento, era reale.
I numeri e i colori delle divise hanno parlato chiaro ed hanno smentito ogni ottimistica previsione. E chi vorrebbe spiegare ciò con la motivazione che sia stata la Sindone l’esclusivo motivo del successo, guarda il dito e non la luna. Perchè quando è iniziata la messa presieduta da S. E. mons. Barsi, Arcivescovo di Monaco, Aumonier de la Maintenance, presso la Chiesa di San Filippo Neri, i quasi 3000 confrati erano tutti lì. Tutti attorno alla mensa del Signore prima di ogni cosa. Come a dire: senza la messa non possiamo vivere! altro che folclore e sciocchezze che di solito ci affibbiano i detrattori.
Poi una Torino sonnolenta è rimasta sconvolta e stupita di vedere tutti questi uomini, donne e bambini fieri del loro culto, italiani, francesi e persino peruviani aggiuntisi all’ultimo momento, procedere assieme ed in festa verso il duomo; persino le forze dell’ordine ad un certo punto si sono affidate ai volontari del servizio d’ordine del FOGC, non capendo chi e quanti fossero quegli strani pellegrini colorati.
Al di là di ogni soddisfazione per la riuscita dell’evento, nell’incontro che poi si è svolto tra i volontari del FOGC è emersa la consapevolezza che non solo non si torna indietro ma che ormai ci si è assunti la responsabilità di “servire” i propri confratelli, offrendo loro occasioni di culto come quello della visita al Santo Sudario. Contemporaneamente cresce, mi sia consentito esprimerlo, la responsabilità di quanti continuano a guardarsi il dito, negando per certi versi quel cammino di unità e di amore indicato da Gesù.
Il FOGC non è un’agenzia di viaggio per pellegrini né si propone come realtà confraternale alternativa, come sembra che taluni vogliano artatamente far emergere. E’ essenzialmente il sogno di poter far incontrare confraternite di tutto il mondo. E non è cosa d’altro mondo o utopia irrealizzabile. Basterebbe guardare ai giovani ed alle loro edificanti GMG, le Giornate Mondiali della Gioventù. Ecco forse tutti noi dovremmo ritornare alla semplicità dei giovani ed abbandonare le sovrastrutture mentali e l’individualismo che l’età spesso ci fa assumere, e ricordarci ad ogni respiro che tutto ciò lo facciamo esclusivamente in forza della nostra fede, il cui primo insegnamento è l’amore e non il protagonismo. (A.T.)
[...] stesso argomento, l’editoriale pubblicato lo scorso 18 Aprile. (no comments yet) Leave a [...]